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PARRANO : Elezioni 5 Giugno 2016

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L’AGIRE POLITICO NELLA RIVOLUZIONE DIGITALE …3…

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stampa vale…liberamente tratto da una riflessione del mio amico Sergio Bellucci…

Sono passati pochi giorni e  una densa coltre di polvere sembra essersi depositata sulle macerie provocate dal terremoto Grillino.Tutto tace. Tace la destra ormai dissanguata dalla trasfusione elettorale verso i Pentastellati;  tace il PD che si è risvegliato con l’incubo della legge elettorale partorita insieme a Berlusconi  qualche mese fa e ora arma perfetta per portate al potere i 5Stelle;  tace la sinistra estrema dilaniata tra l’aiuto fraterno al PD e la fascinazione grillina. Nessuno si azzarda ad esaminare l’enorme spostamento elettorale avvenuto non grazie alla forte astensione ma per il travaso di voti così forte da creare un terzo polo molto piu’ forte dei due che ci aveva regalato la seconda Repubblica. A mio avviso la storia del secondo ‘900, quella del tempo della democrazia, quella costruita sulle rovine della guerra nazi-fascista, che poggiava le sue fondamenta su alcuni pilastri è finita con la crisisistemica aperta nel 2008.Il compromesso sociale ed economico che abbiamo conosciuto nel dopoguerra  aveva piegato, anno dopo anno, la dimensione della “politica” a quella della “gestione delle risorse pubbliche”. Oggi la  politica “ufficiale”  non riesce piu’ a leggere i  processi. Il simbolo di questa miopia è racchiudibile nelle formule salvifiche legate al rapporto con il mitico “territorio”. È invece la dimensione lunga che manca, quella nella quale dare le risposte di fondo, quelle che possono durare “una vita”, quelle che consentono di comprendere i processi, di digerirli, di costruire nessi sociali nuovi e dare un “senso” al proprio agire, individuale e collettivo. Alla politica “sistemica” è sufficiente la trasformazione dell’individuo in “consumatore”. Va bene alle aziende, che con il marketing riescono a prevedere i nostri comportamenti in anticipo, anche sulle nostre decisioni coscienti; va bene alla politica che ci inquadra solo nella nostra “capacità di spesa” che deve essere, più o meno, garantita. Uno scambio ineguale, certo, ma sostanzialmente accettato: a voi il potere a noi il diritto ad un po’ di consumi. La lotta politica rimaneva confinata solo sulle “distorsioni” di tale processo distributivo. Una volta viste da destra, una volta viste da sinistra. Ma mai più un orizzonte “altro”, mai più uno sguardo “oltre il confine” di quell’unica dimensione concessa.La crisi del 2008 ha rotto in maniera definitiva il giocattolo, ma non tutti i soggetti del vecchio gioco sembrano essersene accorti e cercando risposte salvifiche all’interno dei vecchi schemi o negli assestamenti interni dei gruppi dirigenti.Da un lato, infatti, c’è una larga parte della popolazione che non ha compreso la dimensione sistemica della crisi. In fondo, le rassicurazioni che giungono dalla vecchia politica (facciamo un po’ di sacrifici, sistemiamo i bilanci, limitiamo la corruzione, ecc…) producono i loro effetti nell’oscurare il tornante storico che stiamo vivendo. Dall’altro ci sono le persone che intravedono i primi vagiti della nuova politica. Che non solo hanno compreso la natura sistemica della crisi del 2008, ma ne percepiscono la portata dirompente e ri-organizzante delle relazioni sociali, politiche ed economiche. Sono gruppi, individui spesso slegati da rapporti con la politica sistemica. Sono “incarnatori” di pratiche di condivisione, di dono, riorganizzatori di nessi sociali, di modelli di consumo, di produzione, che rifiutano, nelle loro pratiche, i rapporti con la politica istituzionalizzata, non per scelta ideologica, ma per separatezza reciproca del fare: la politica sistemica non può inquadrarli nel suo schema e loro non riescono ad intravvedere nelle formazioni politiche esistenti la cultura sufficiente per un dialogo che non sia puramente accessorio o strumentale. Questi due blocchi, nel nostro paese, sembrano aver trovato la convergenza sul contenitore del M5S. A buona ragione chiamato, dalla vecchia politica interna al sistema, un movimento anti-sistema. Comprendere la qualità vera della crisi sistemica, vuol dire capire che essa non è figlia esclusivamente della crisi della moneta, della finanza, della distribuzione ineguale delle capacità di spesa. Il mondo sta vivendo un tornante. Accanto alla crisi delle politiche neo-liberiste, con tutte le storture sociali che comporta, è il fare umano che è in discussione. I cicli ambientali sono fuori controllo e cambieranno i destini di intere popolazioni. I flussi migratori sconvolgeranno equilibri sociali e culturali. Le risorse alimentari saranno, insieme a l’acqua, il problema del prossimo decennio. Accanto a questo le automazioni introdotte dal digitale ridurranno, progressivamente, la necessità di lavoro umano, producendo una trasformazione epocale della geografia del lavoro e della sua natura. Ma proprio queste emergenze e queste novità ci consegnano il territorio nuovo del conflitto tra le classi, le nuove contraddizioni, i nuovi gradi di libertà ricercati. Le forme di riaggregazione, di nuove forme relazionali, le nuove forme di economie che già alludono alla possibilità di produzione diretta di valore d’uso e non di valore di scambio (per dirla con vecchi linguaggi) ci consegnano il “territorio” nuovo del conflitto tra capitale e lavoro, dello scontro sul potere e la conoscenza che si sta giocando in questi anni. Serve un pensiero lungo, un gruppo dirigente nuovo capace di misurarsi su nuove analisi e nuovi conflitti. Non ci sono persone giuste per tutte le stagioni, né giovanilismi o rottamazioni salvifiche. Serve una capacità di estrazione di intelligenza organizzativa che sappia dare corpo e legami alle pratiche e alle idee che già circolano e che la “politica” non vede per gli occhiali ideologici del sistema in cui è immersa. Per dirla con Adorno, una sinistra che rimane sotto il livello della tecnica non è sinistra, perché culturalmente subalterna. Si può restare subalterni (e quindi inutili) anche gridando “contro” e praticando rappresentanze marginalizzate. Ecco occorre  ripartire da qui, evitando di declamare la necessità di sommatorie inefficaci o di purezze sterili. C’è una politica da costruire.

 

Parrano Bene Comune vince con il 59 % le Elezioni a Parrano

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Valentino Filippetti (centrosinistra) è stato eletto sindaco di Parrano. E’ arrivato a mezzanote e trenta il dato ufficiale del secondo scrutinio, Valentino Filippetti vince sulla Laura Duranti (centrodestra). Il comune ha avuto un’affluenza alle urne del 70,02%. Laura Durantiè stata appoggiata dalla lista civica “Libertà e Cambiamento”,Valentino Filippetti da “Parrano bene comune”.Gli elettori di Parrano sono in totale 497 (243 maschi e 254 femmine).Valentino Filippetti la spunta su Laura Duranti con 198 voti contro i 135. Nelle rispettive percentuali Filippetti prende il 59,45% dei voti, contro il 40,45% della Duranti ( http://www.umbriadomani.it/)

 

È Valentino Filippetti, esponente del Pd, il nuovo sindaco di Parrano con il 59,45% dei voti. Il vincitore sottolinea comunque la bella campagna elettorale, piena di idee e confronto con Laura Duranti.

Quali sono le priorità del nuovo sindaco di Parrano? “Prima di tutto bisogna far ripartire la macchina comunale che negli ultimi dieci anni ha subito uno stop insostenibile con il blocco del turn-over. In pratica per ogni 4 pensionati un Comune può assumere una sola persona, troppo poco. Oggi c’è uno spiraglio che ci viene offerto dalle aree interne, che prevede l’avvio di una serie di funzioni associate, con Orvieto come Comune capofila”.

Proprio per questi problemi il sindaco precedente si è dimesso in polemica con il governo.“Vittorio Tarparelli ha tutta la mia solidarietà. Bisogna sottolineare che il blocco del turn-over e i continui tagli ai trasferimenti hanno condizionato anche il lavoro della commissaria tanto che in un anno si è ritrovata dover stilare 4 bilanci. Lavorare così è veramente difficile, ma cercheremo di affrontare questi problemi partendo dalle opportunità che ci vengono offerte dalle Aree Interne”.

Quali sono le leve per lo sviluppo di Parrano? “L’unica vera risorsa è l’ambiente, che declinerei con ‘aria, terra e acqua’. Per l’aria c’è una certificazione dell’Università di Perugia, per cui già oggi possiamo dire che a Parrano è salubre e curativa. Poi abbiamo le acque termali e minerali con progetti già in esame e, infine, la terra. Proprio Vittorio ha realizzato un piccolo stabilimento di confezionamento di prodotti biologici a disposizione di tutti i piccoli produttori. Questo a conferma del buon operato dell’amministrazione e della realtà del biologico nel nostro territorio”.( http://www.nuovocorrierenazionale.it/)

 

SCOPETTI “ CAMBIA VERSO” – di Valentino Filippetti

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tre carte gioco

L’ultima esternazione di Andrea Scopetti è pienamente nello stile dei renziani della “seconda ora”.

Ovvero come tentare di trasformare le disfatte in vittorie.

Ovviamente il tutto condito da allusioni, anatemi e tentativi di depistaggio.

Veniamo subito al sodo.

Scopetti dice : “ SIAMO CONTRO L’AMPIAMENTO INCONDIZIONATO DELLA DISCARICA”.

Ovvero siamo per l’ampliamento condizionato della discarica.

L’esatto contrario delle mozioni , quella di qualche mese fa e quella abortita negli ultimi giorni, prelevate dal centro destra e veicolate attraverso le mani del presidente del Consiglio Comunale nei gruppi di maggioranza.

In sostanza queste mozioni dicevano NO al Terzo Calanco, No a qualsiasi ipotesi di sopraelevazione del secondo.

Ora la prima non era in discussione perchè Germani era stato chiaro prima ( durante la sindacatura Concina ),

durante la campagna elettorale ( con un programma che escludeva tassativamente il terzo calanco).. E dopo con l’avvio del mandato amministrativo (con atti impegnativi sempre chiari sulla materia).

Nel Pd e nella maggioranza nessuno ha mai sostenuto questa tesi.

Per la verità durante la campagna delle primarie Germani si era scontrato con Taddei, adesso capogruppo del PD, che invece caldeggiava l’ampliamento della discarica.

E allora che senso ha fare questa crociata, soprattutto dopo che la Presidente Marini prima ed il Consiglio Regionale poi hanno escluso la possibilità di realizzare il terzo calanco ?

Il vero scandalo è che siamo arrivati l’esaurimento della discarica senza nessun progetto organico che permettesse di superarla.

Come è potuto avvenire tutto questo?

Infatti la sopraelevazione non è la causa , ma l’effetto di scelte non fatte, ritardi, omissioni in gran parte tutte Orvietane.

Cominciamo dall’aspetto politico.

Perchè in tutta questa foga di Scopetti contro la Regione, contro i dissidenti interni non scrive mai una parola sulle responsabilità di chi ha amministrato nelle due legislature prima di Germani ?

Ma soprattutto perchè quando Concina e la sua Giunta il 14 aprile 2011 approvava con atto di indirizzo politico n. 67 del 30 marzo 2011 approvava le relazioni degli uffici comunali competenti (Ufficio PRG, Ufficio ambiente-energia-impiantiedilizia scolastica, settore Urbanistica-edilizia privata) relativamente la procedura V.I.A. relativa al progetto di revamping dell’impianto di trattamento rifiuti ed ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi non ci fu una levata di scudi ci fu la totale assenza di chi dirigeva la Commissione Controllo e Garanzia?

Eppure Germani, allora capogruppo di opposizione si espresse con fermezza contro.

Poiché i consiglieri comunali sapevano dal 25 febbraio 2011 , grazie al Servizio Regionale Qualità dell’Ambiente: Gestione Rifiuti ed Attività Estrattive ( nota prot. n. 0028596 ) che c’era una :“… situazione di criticità nel sistema di smaltimento regionale dovuta al contemporaneo esaurimento delle discariche attualmente autorizzate e alla tempistica necessaria all’approvazione dei progetti di ampliamento e la realizzazione dei lavori previsti. Per quanto riguarda in particolare la discarica di Orvieto, pur in presenza di una volumetria residua che al ritmo degli attuali conferimenti ne fa prevedere l’esaurimento entro la fine del 2013, si sottolinea la necessità di procedere all’approvazione del progetto di ampliamento del secondo calanco “ come mai l’amministrazione di Centro Destra non fece niente per imboccare una strada diversa dal tradizionale deposito dei rifiuti in discarica?

Queste cose erano note a Scopetti che dirige il PD da anni. Perchè fa finta di non conoscerle?

Veniamo alle vicende interne del PD.

A fine 2014 molti componenti del coordinamento comunale del PD autoconvocato una conferenza programmatica preoccupati dell’inconsistenza dell’iniziativa politica di Scopetti e del suo atteggiamento ambiguo verso la giunta Germani.

Questa riunione si tenne il 15 dicembre. Al termine, tra la sorpresa generale, Scopetti e la Presidente dell’Assemblea impediscono di votare il documento programmatico proposto che tra le altre cose diceva questo :

Rifiuti

Lo smaltimento dei rifiuti deve rappresentare la fase finale o meglio residuale di un processo che veda in primis l’esaltazione della raccolta differenziata come sistema portante, come forma non solo civile e necessaria a tutela dell’ambiente, ma anche come possibilità di sviluppo occupazionale ed economicoA valle della raccolta differenziata riteniamo infatti sia opportuno capitalizzare gli sforzi con la messa in opera di un impianto di riciclaggio,dando forma concreta al progetto approvato anche a livello Regionale . Ci allineiamo altresì alla decisione dell’amministrazione nel negare attualmente l’autorizzazione al terzo calanco, ritenendo che sia opportuno valutare e favorire soluzioni tecniche, progettuali e gestionali che ne allontanino la necessità. Situazione possibile se si valorizzano i sistemi di raccolta differenziata e di riciclaggio delle materie prime seconde

Al suo posto fu votato un documento organizzativo poi bocciato in gran parte dagli organismi di garanzia del PD perchè contrario allo Statuto. Questa vera e propria prepotenza ha portato alla rottura che ancora permane.

Da allora quella dei rifiuti è stato un vero pallino di Scopetti.

Mesi fa in un articolo del Messaggero si parlava di un lavoro di Scopetti e della segreteria del PD per dare un nuovo gestore alla discarica. Piu’ volte sono state chieste smentite mai arrivate.

Poi ad inizio anno una nuova uscita su La Nazione.

Da mesi va parlando di “politica degli interessi” che vanno scardinati, di mani nella marmellata e cose di questo tipo

Quali sono questi interessi? Di chi parla Scopetti ?

E’ ora che chiarisca.

Per adesso prendiamo atto che ha cambiato opinione.

Il PD a Orvieto è forza di Governo. Dovrebbe risolvere i problemi, non crearne di nuovi.

Le migliaia di persone che si sono mobilitate contro il Terzo Calanco non protestano solo contro quella ipotesi ma esprimono una forte insoddisfazione nei confronti di chi governa, ad ogni livello nazionale, regionale e locale.

Aspettano da chi ha responsabilità indicare soluzioni e non fare solo propaganda. E chiarezza e trasparenza.