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Sicuramente il 2011 ha avuto due protagonisti della scena politica orvietana : Tony Concina e Stefano Cimicchi.

 

Il sindaco pianista è riuscito a cavarsela fino all’ultimo consiglio di fine anno.

 

Nonostante il palese fallimento dell’azione amministrativa, l’abbandono delle figure piu’ prestigiose della sua giunta e lo sfaldamento della coalizione che lo sosteneva è riuscito a rimanere a galla. Le ragioni sono molteplici. La principale è alla base del suo successo elettorale. Una parte dell’estrema sinistra e del PD lo hanno sostenuto alle elezioni e successivamente tanto che abbiamo visto trasmigrare ben tre consiglieri dal centro sinistra al centro destra. In sostanza chi si opponeva alla Stella ha continuato a difendere a spada tratta l’operato amministrativo della giunta precedente, proponendo un patto di non belligeranza con i vincitori delle elezioni.

 

C’è una leggenda metropolitana che parla di un fantomatico patto stretto tra esponenti PD e del centro destra la sera dei festeggiamenti della vittoria alle primarie della Stella e stipulato davanti all’ex Istituto d’Arte.

 

Probabilmente queste sono solo illazioni ma è un dato di fatto che i massimi esponenti amministrativi del centro sinistra hanno operato apertamente per far vincere Concina come è evidente che Concina ha evitato accuratamente di chiarire le responsabilità, anche personali, del drammatico buco di bilancio che aveva ereditato.

 

Ma c’è di piu’. Concina si è posto in continuità con le politiche provinciali e regionali che nei cinque anni precedenti avevano confinato l’Orvietano in un ruolo assolutamente marginale.

 

Ad esempio come mai l’amministrazione comunale non si è mai costituita parte civile sulla vicenda rifiuti e discarica ?

 

Oppure perchè il Comune di Terni si è battuto così strenuamente per fare Concina vice presidente dell’ATO ? E potremmo continuare. Non si tratta di correttezza istituzionale ma di continuità delle politiche di “area vasta”.

 

Quindi aiuto elettorale e politico dal centro sinistra dentro e fuori Orvieto sono state le carte vincenti di Tony Concina per rimanere in sella. E i risultati per la città ?

 

Non ci sono. Tutti i problemi, a partire da quelli finanziari, si sono aggravati e Orvieto si trova ad affrontare la piu’ grave crisi del dopoguerra senza un minimo di strategia e di programma.

 

Anche per Cimicchi il 2011 è stato positivo. Superato il gravissimo scoglio del processo sui rifiuti grazie alla prescrizione, si è scatenato ed ha ripreso una forte iniziativa politica. Associazioni, interventi a raffica ed infine l’autocandidatura a sindaco di Orvieto per il 2014.

 

Le osservazioni che fa Cimicchi su Concina sono in gran parte giuste. L’uomo conosce il mestiere.

 

Peccato che non spiega cosa bisogna fare, per questo incassa solo la solidarietà degli amici stretti.

 

Però bisogna ammettere che è abbastanza singolare che a reggere la scena siano Concina e Cimicchi.

 

Nonostante le bordate continue di Gnagnarini (UDC) contro quella che era la sua giunta, le dimissioni velenose degli assessori Barberani, Calcagni e Sciarra le forze di opposizione ed in particolare il PD, sembrano inesistenti.

 

Si registrano solo il faticosissimo lavoro del capogruppo Germani teso ad assicurare una dignitosa presenza in consiglio o le acrobazie di Galanello per mantenere i contati con le altre forze di centro sinistra. Per il resto buio pesto. Questo vuoto politico pneumatico non può dipendere solo dalle persone ma da indirizzi politici che risultano essere sempre piu’ sbagliati e dannosi per la città ed il territorio. Scelte che vengo da lontano, in particolare da Terni.

 

La non belligeranza, l’accordo traversale, il darsi reciprocamente la mano per non far scoppiare le questioni non produce niente di buono e non risolve i problemi che agitano le notti degli ex amministratori. Problemi molto ben riassunti dalla corte dei conti.

 

Badate che non stiamo parlando di fanta politica ma di orientamenti ben presenti nella classe dirigente del centro sinistra e del centro destra.

 

Il Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, Eros Brega, nel riaffacciarsi sulla scena politica dopo il malanno che lo aveva colpito, ha detto, in sostanza, che è tempo di larghe intese tra centro destra e centro sinistra.

 

Quindi c’è nell’aria qualcosa che ci segnala un grande tentativo di mettere la testa sotto la sabbia, di non affrontare la realtà . Questa idea ha forti adesioni trasversali e c’è chi pensa di trovare nella straordinaria fase politica in corso una leggittimazione.

 

Quindi il conflitto tra Concina e Cimicchi in realtà non esiste, è un gioco delle parti.

 

Concina è stato il custode geloso dei lasciti dell’era Cimicchi e soprattutto entrambi sono accomunati da una esperienza politica dove il potere ed il consenso erano fondati sulla gestione della spesa pubblica.

 

Il PD con tutto questo non centra niente ma non riesce ad uscire da questa cappa soffocante perchè da una parte sconta tutti i limiti della fase costituente del partito e del bilanciamento correntizio che ne è seguito è dall’altro perchè non ha mai fatto e non vuol fare i conti con la propria decennale esperienza di governo. E’ ormai chiaro che negli ultimi 15 anni si è governato pensando ad uno sviluppo quantitativo, fondato su concezioni consumiste, espansive e parassitarie che veniva bilanciato da una sostanziale correttezza amministrativa e da un ottimo stato sociale.

 

Infatti i tre elementi che hanno caratterizzato la fase che ha seguito il Progetto Orvieto sono stati la massiccia espansione edilizia ( e delle cave), la forte crescita della spesa pubblica e le grandi manifestazioni. Tutto in realtà era legato, erano le tante facce di un unica medaglia che fondava lo sviluppo sulla rendita.

 

Come è possibile che ad Orvieto le case costino più’ di qualsiasi capitale europea, e perché sono state costruite il doppio di quelle necessarie, con tipologie rivolte al ceto medio alto ?

 

Queste cose ce le spiegò anni fà il prof Simone Ombuen, che insegna da anni nelle facoltà di Architettura e frequentatore assiduo dell’I.N.U. In una bella iniziativa nella sala del Governatore e ce l’ha ripetuta Walter Tocci ogni volta che è venuto nella nostra città.

 

E’ stata l’omologazione alle politiche nazionali.

 

In Italia si è scelta la rendita, ad Orvieto il progetto Orvieto è stato guidato verso la rendita e qui si sono incontrati e trovati Concina e Cimicchi.

 

Il pianista che organizza le serate di Cortina per i generali della rendita e l’amministratore rampante che brucia le tappe e diventa in Umbria l’esponente di spicco e punta di riferimento di quel blocco conservatore fatto dagli uomini del mattone e di dirigenti pubblici che hanno fatto girare i soldi finché venivano da Roma.

 

Oggi tutto questo è finito. Difficile pensare che si possa andare avanti come prima, come se niente fosse successo . Così la pensa Concina . Mentre Cimicchi crede che si possano rimettere indietro le lancette dell’orologio.

 

Ma il loro tempo è finito.

 

Oggi il futuro può essere fatto solo dal lavoro che vince sulla rendita dai beni comuni che diventano il capitale sociale della comunità e come tali custoditi e valorizzati, un nuovo modo di vivere e consumare che prenda atto della necessità di una redistribuzione non solo locale ma globale.

 

Ad Orvieto ci sono tantissime energie in grado di provocare questo cambiamento. Non siedono nei consigli di amministrazione dove si è cementato questa alleanza scellerata tra parassitismo e speculazione, tra clericali e massoni.

 

Ma ci sono tante persone con grandi capacità, collaudate, certificate, provate dai risultati.

 

Queste energie o sono emarginate e sottoutilizzate nel territorio o sono costrette al pendolarismo se non addirittura all’emigrazione.

 

Il 2012 sarà il loro anno perché lo spettacolo del pianista stà per terminare e di ritorni di faraoni Orvieto non ne ha proprio bisogno.

 

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