Tag

, , ,

Sulla vicenda del patto con Roma sono intervenute diverse e importanti organizzazioni di categoria, ciascuna con la propria specificità e tuttavia con un fondo comune: cioè, che il Patto con la capitale rappresenta un’occasione per Orvieto.
Anche noi siamo persuasi che un accordo con Roma sia strategico e di fondamentale importanza per la nostra città e il suo territorio. Ma ciò non ci induce ad abbracciare la prima offerta che, in tempi di saldi anche politici, ci si pone dinanzi.
Sulla proposta di “protocollo d’intesa” presentata nell’ultimo consiglio comunale gravavano dunque un metodo sbagliato e una serie di insidiose opacità.
Sottoscrivere un documento strategico per la città, in un contesto di crisi economica e di incertezza diffusa, avrebbe richiesto momenti di partecipazione e di riflessione assieme alle organizzazioni sociali, produttive e culturali, per condividerne l’impostazione e organizzare e governare il cambiamento.

Si è invece scelto un “metodo” diverso, per cui poche persone scrivono tre pagine di magri e ambigui contenuti per poi raccontare che con la firma di questo protocollo Orvieto sarebbe diventata, senza sforzo, il paese della cuccagna. Ma per quale ragione non chiedere sin da subito alle imprese orvietane, anche a quelle sociali, una partecipazione al “patto” in termini di idee e progetti?
Non è il caso, specie in questi decisivi passaggi, rivolgersi al mondo della produzione e del lavoro con maggiore attenzione, fiducia e rispetto?
E se, oltre agli indefiniti accenni alla promozione culturale e turistica, il protocollo menziona “zone di futura espansione” e progetti “sulle energie alternative”, non è forse opportuno tradurre in linguaggio “corrente” queste affermazioni per far capire meglio ai cittadini, alle forze sociali e produttive, cosa davvero si vuol fare?
Siamo convinti che questa vicenda poco edificante sia stata sostanzialmente subita dal sindaco e dalla giunta per compiacere alcuni esponenti della destra populista in cerca di visibilità. Ma Orvieto può permettersi il lusso di subire i ricatti di una destra insofferente alla dialettica democratica e sostanzialmente incapace di formulare una proposta credibile? Può una città dalle salde tradizioni democratiche sopportare la tracimazione di insulti personali che la destra più ideologica sempre più spesso rivolge all’indirizzo di consiglieri comunali e dirigenti politici che “osano” la libertà di pensiero e di espressione?

In ogni caso, riteniamo che le forze politiche debbano nuovamente sedersi al tavolo del confronto e ragionare – insieme alle organizzazioni sociali, produttive, culturali, alle fondazioni e agli istituti di credito – sull’intesa con Roma, per precisarne meglio i termini e i ruoli dei soggetti in campo.
Con la consapevolezza – come già ribadito ieri dal vice coordinatore del PD Massimo Morcella – che il “protocollo” è una tessera di una più ampia politica di area vasta che incrocia il tema di “Orvieto Porto dell’Umbria” (così come descritto nel disegno strategico territoriale della Regione Umbria), le relazioni con l’Alto Lazio e la Bassa Toscana, il governo dei flussi da Civitavecchia e dall’aeroporto di Viterbo.
Cominciamo allora con una ricognizione sullo stato dei progetti di area vasta, sulle politiche territoriali e di sviluppo che possiamo mettere in campo, come Orvieto e come Umbria, per liberarci dalla morsa della crisi economica e restituire alle famiglie e alle imprese la fiducia e la certezza di appartenere ad una società coesa, giusta, solidale. Ad una società che ha fame di futuro e non lo teme.

Apriamo infine un ragionamento vero sulla vivibilità, sulla sostenibilità ambientale, su una diversa idea di assetto urbano che metta al centro l’armonia, l’equilibrio e persino il bello. Temi straordinariamente centrali eppure quotidianamente straziati, con conseguenze temibili per quel che riguarda la qualità e gli stili di vita, il gusto, la sensibilità, soprattutto delle giovani generazioni.
Se ragioniamo seriamente, il Partito Democratico è disposto al confronto e ad un impegno straordinario per mettere Orvieto nelle condizioni di poter svolgere il ruolo che gli compete dentro le istituzioni regionali e provinciali. Ma non ci si chieda di sottoscrivere scorciatoie o appuntamenti al buio.

Annunci